Governare come reato virtuale

Attorno all’inchiesta giudiziaria sulle vicende urbanistiche di Sesto San Giovanni che coinvolge l’ex sindaco della città e poi presidente della provincia Filippo Penati, oltre al fronte che contrappone i molti giustizialisti ai pochi riformisti (anche e forse soprattutto dentro al Partito democratico), se ne è aperto un altro che riguarda il ruolo degli amministratori pubblici di fronte alle mutazioni delle funzioni urbane.
23 AGO 20
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Sulla stessa pagina, l’assessore milanese alla Cultura della giunta Pisapia, il noto architetto Stefano Boeri, sembra pensarla in modo diametralmente opposto. Parla di “una cultura che ha zavorrato la politica milanese e compromesso con scelte immobiliari ingiustificate il territorio della nostra città” e – in tema di rapporto tra politica, sviluppo del territorio ed economia – chiede “una rigenerazione del gruppo dirigente e dei suoi indirizzi culturali e politici”.
In un territorio investito da un colossale processo di dismissione delle aree industriali siderurgiche ed elettromeccaniche come quello di Sesto, secondo Oldrini (che peraltro era tutt’altro che un amico politico di Filippo Penati) le amministrazioni debbono favorire alternative, ovviamente anche immobiliari, mentre per Boeri bisogna invece resistere a questa tendenza oggettiva, in base a non meglio identificati principi “politici e culturali”. Ambedue, naturalmente, si appellano all’interesse generale che deve prevalere su quelli particolari, e questo non si discute, ma l’esito che propongono, in vista di una cultura amministrativa valida, è assolutamente contraddittorio. Lo spazio per un confronto politico (e non moralistico) vero ci sarebbe. Se solo la sede politica in cui un tale confronto dovrebbe svolgersi, il Partito democratico devastato dal giustizialismo, fosse disponibile.